venerdì, 22 Settembre 2017

La Posta Elettronica: profili giuridici e tecnico informatici

Scritto da  il 05 Gennaio 2008

La posta elettronica. Il primo vero risultato
della rivoluzione digitale.

di Enzo Maria Tripodi

  

Molti di noi sentono parlare di web 2.0, di web 3D, di una second life digitale ma credo che pochi capiscano realmente la portata di questi fenomeni, se non ricavandone una percezione meramente giornalistica. Un elemento è stato invece certamente metabolizzato: la velocità, il cambiamento dei tempi, l’esistenza di un mondo interconnesso nel quale si può comunicare, quasi senza limiti. Uno dei sistemi di comunicazione che – davvero – ha rivoluzionato i tempi è, senza dubbio alcuno, la posta elettronica (nota anche come e(lectronic)-mail).

Il paradigma dell’evoluzione è segnato – come sempre – da un prima e da un dopo
Il prima. Era la scrittura di un foglio, l’inserimento in una busta, l’apposizione dell’indirizzo del destinatario, l’affrancatura, infine la ricerca di una “cassetta” della posta. In caso di urgenza, la visita ad un ufficio postale, con la conseguente (tra)fila. Sarebbero poi passati giorni fino a che – terminata una procedura macchinosa – un postino avrebbe materialmente recapitato il nostro messaggio. In caso di raccomandata, poi, non era (è) infrequente che il destinatario fosse (sia) costretto ad una “passeggiata” all’ufficio postale per “recuperare” personalmente l’atteso messaggio.
Il dopo. Si accede alla propria casella di posta elettronica (mail account), si indica il destinatario nel giusto spazio (
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Dal postino con la sua sacca di cuoio a tracolla siamo passati dunque al futuro con una accelerazione inaudita. Velocità alla quale, a stento, riusciamo ad adeguarci. Secondo qualcuno, infatti, arriveremo al punto il cui, paradossalmente, raggiungendosi i limiti delle nostre percezioni, l’effetto sembrerà più veloce della causa. Ma credo che pochi, pur presagendo i rischi di un limbo in cui saremmo costretti data la velocità dei “mezzi”, rimpiangerà un postino costretto a scampanellare (magari due volte) al nostro indirizzo.

La posta elettronica non ha rivoluzionato solo le normali comunicazioni private ma ha segnato l’avvio di una “riconversione” culturale anche del mondo imprenditoriale.
La posta elettronica, in ambito aziendale, ha una valenza sia interna che esterna.
Guardando all’interno dei processi aziendali, le comunicazioni sono state accelerate, evitando una serie di lungaggini e, perché no?, attribuendo un carattere maggiormente democratico alle relazioni interne. Dall’ossequioso colloquio con il proprio “capo”, si è passati al “memo” flash, che arriva istantaneamente, pur con gli immancabili (e scusati) errori di battitura.
Guardando all’esterno dell’impresa, il suo affacciarsi al mondo della telematica con la presenza di un sito su Internet sarebbe un mero apparire senza la possibilità di aprire un “canale” di comunicazione con i soggetti interessati ad interloquire. Ecco, allora, che l’impresa collocata fisicamente in un posto lontanissimo può ricevere richieste, informazioni, scambi da ogni parte del mondo.
La realtà, descritta in queste righe è, naturalmente, abbastanza semplicistica da poter essere metabolizzata senza sforzo, tanto rientra in un comune sentire. Le cose non sono però così semplici; dietro quello che è un “invia” sulla tastiera di un computer c’è una tecnologia che richiede una certa attenzione a livello globale. Anche per l’introduzione, in una azienda, di una procedura web based è necessario ripensare il sistema di circolazione delle informazioni. Se, poi, si vuole avere un dialogo globale occorre ricordare che la gestione della posta elettronica diventa un vero obbligo (anche in termini giuridici) e non solo una questione di mera cortesia. Ebbene, l’impresa è “aperta” all’esterno e, secondo il motto, «scrivetemi e vi sarà risposto» si espone a uno dei tipici errori del volenteroso ma sprovveduto: e se arrivano, poniamo, 1.000 messaggi? Chi risponde? E se sono in lingue strane (che so: l’inglese) c’è qualcuno in azienda in grado di rispondere? Poche pennellate tracciano subito un quadro a tinte più fosche di quanto l’entusiasmo lasci presagire.

Torniamo a noi e a questo libro. Si diceva, la posta elettronica ha come substrato delle questioni tecnologiche. Nessuno di noi se ne interessa più di tanto, finché tutto funziona. Anche in questo caso si corre il rischio di un nuovo analfabetismo in chiave telematica in cui tutti “inviano” ma pochi capiscono esattamente cosa stanno facendo. La posta elettronica interessa, ovviamente, anche il diritto. Qui il discorso – anche per interessi personali nel settore – si farebbe molto lungo, passandosi dal mail account come elezione di domicilio speciale, all’utilizzo dei messaggi per gli acquisti on line (v. il D.Lgs. 70/2003), alle e-mail di molestie (stalking) o minacce, alla tutela della privacy o, ancora, alla posta elettronica certificata e via discorrendo.
Su questi due versanti, tecnologico e giuridico, si snoda questo libro affidato alle mani (anzi, alle menti) di persone molto conosciute nell’ambiente (il nostro ambiente), sicché inutile indugiare ancora, invitandovi ad iniziare un viaggio in quel retroterra, in parte misterioso, che si trova dietro una realtà quotidiana. Non mancheranno le scoperte e gli spunti di riflessione.

  

NOTA DELL’EDITORE

PIù che ringraziare i singoli Autori – i cari Amici Michele Iaselli e Stefano Bendandi – e il nostro prefatore – l’Amico Enzo Maria Tripodi – quali miei Collaboratori da lungo tempo, persone tutte di rara capacità e soprattutto di grande umiltà intellettuale, in questa prima opera della Collana “Diritto ed economia applicate alle nuove tecnologie”, si vuole unire per la prima volta il binomio diritto-tecnica informatica.
Infatti la collana tende a vedere – per la prima volta dopo l’esperienza della fondazione e direzione della “Rivista di diritto, economia e gestione delle nuove tecnologie”, dovuta anche alla lungimiranza dell’Amico Avv. Giovanni D’Ammassa – unite da tre punti di vista (giuridico, economico e informatico) l’applicazione delle nuove tecnologie, che al contrario di Severino può innovare la vita, a patto che la velocità della tecnica faccia il paio con la “lentezza” riflessiva del pensiero.

La presente edizione sarà integrata a breve da una nuova, con contributi di origine convegnistica, organizzati in collaborazione con il Centro Studi Informatica Giuridica (www.csig.it) Osservatori di Milano, Genova e Napoli,

Dott. Marco Quadrelli
(Direttore Editoriale “The Castle Caracciolo Inc.”)

Letto 4857 volte Ultima modifica il 18 Dicembre 2013

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